Un sostegno europeo per il settore agricolo

L’Eurocamera ha deciso di portare a termine un interessante studio riguardante il sostegno previsto per gli agricoltori dal Governo, concentrandosi particolarmente sugli aiuti riservati ai giovani e alle donne per cercare di far emergere anche queste categorie, spesso escluse da tale settore. Analizzando da cima a fondo la Pac, si evidenziano pregi e difetti del sistema, con lo scopo di migliorare la situazione del settore agricolo in un delicato momento economico globale. Vediamo insieme a Industrial Discount di cosa si tratta e quali dati interessanti sono emersi da questo studio approfondito.

La Politica Agricola Comune e i fondi destinati agli agricoltori

Con la sigla PAC si intende quella Politica Agricola Comune su cui l’Italia ha investito il 33% dei fondi, ponendosi ai vertici della classifica degli stati membri dell’Unione che hanno usufruito di tali agevolazioni per rilanciare l’economia del proprio paese. L’Italia, infatti, punta storicamente sul suo settore agricolo, produttivo in quasi tutte le regioni ma spesso ancora arretrato dal punto di vista tecnologico perché povero di fondi adeguati. Se pertanto lo studio dell’Eurocamera ha evidenziato sforzi considerevoli per aiutare gli agricoltori e aumentare il reddito e la produttività, la stessa cosa non si può dire nei confronti dei giovani e delle donne che operano nel settore, senza considerare le difficoltà che queste due categorie incontrano in ambito lavorativo in questo settore e non solo. Procediamo però per gradi e analizziamo quali sono gli strumenti usati dalla Politica Agricola Comune e se sono attualmente impiegati al pieno delle proprie facoltà e per il miglioramento reale della parte rurale del nostro Paese.

Quali sono le armi a disposizione della Politica Agricola Comune?

Tornando a parlare per sigle, la PAC ha due armi essenziali al proprio arco: Feaga e Feasr. Con il primo acronimo ci si riferisce al Fondo Europeo Agricolo di Garanzia, che svolge vari compiti importanti per tutti i paesi membri dell’Unione, come:

– offrire sostegno al reddito degli agricoltori, dando loro la possibilità di investire su macchinari e impianti maggiormente all’avanguardia e limitando in parte l’incidenza di tasse e imposte;

– sostenere in maniera settoriale i vari comparti, suddividendo i fondi in base alle esigenze nel breve, medio e lungo termine;

– regolarizzare l’Organizzazione Comune dei Mercati agricoli e fissare delle norme che siano comuni per tutta Europa, così da realizzare un ordine preciso e migliorare la comunicazione tra i diversi Stati in ambito agricolo.

Il lavoro del Feaga si accosta a quello del Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale, che aiuta gli agricoltori a promuovere sviluppo e migliorie, fornendo fondi di investimento mirati e limitando il rischio di impresa. Questo secondo fondo è quello che maggiormente si dedica all’erogazione di denaro verso giovani e donne che desiderano entrare o espandersi nel settore, avviando anche un rapporto di cooperazione proficua con altre realtà e cercando di dare vita a un mercato particolare ben inserito in uno più generale.

Come sono usati gli strumenti della Politica Agricola Comune dai vari paesi membri

Secondo l’analisi di Eurocamera, se da un lato è vero che tramite la Politica Agricola Comune si cerca di dare una direzione e delle norme univoche per tutti gli stati membri, con lo scopo di rendere il mercato globale più organico, dall’altro è altrettanto reale come l’applicazione delle leggi e degli aiuti muti da Paese a Paese, pure in base alle condizioni di progresso o di arretratezza vigenti in questo momento. La maggior parte degli Stati, infatti, investe il 20% in aiuti diretti, mirati a dare iniezioni di denaro per promuovere uno sviluppo contestuale al momento e aumentare il reddito di coloro che operano nel settore. L’Italia sembra invece più lungimirante da questo punto di vista, in quanto il suo 33% viene investito nella competitività agricola, dando spazio ai settori e alle idee di innovazione e sviluppo, per creare un libero mercato dove tutte le parti in causa cercano di crescere in meglio e battere una concorrenza più agguerrita.

Il guadagno e il reddito alla base dell’uso della Politica Agricola Comune da parte di tutti gli stati membri

Da questa analisi appena condotta, il dato che emerge è che la totalità degli Stati membri utilizza i fondi della Politica Agricola Comune solo per generare profitto e immettere denaro nel settore, lavorando sui redditi e sull’acquisto di macchinari e apparecchiature all’avanguardia. Il tasto davvero dolente rimane quindi quello della cooperazione e dello scambio tra le parti, in quanto sono davvero poche le realtà che ricercano connessione con gli altri Stati, sia nell’ottica di un miglioramento globale sia di una maggiore sostenibilità del settore a livello europeo. Pertanto, se esiste una falla da riparare è proprio questa, investendo maggiormente sulla conoscenza e sulla formazione, magari coinvolgendo la categoria dei giovani per formare agricoltori più consapevoli e preparati rispetto al passato.

Nonostante uno degli obiettivi della Politica Agricola Comune sia favorire conoscenze legate alla gestione del rischio e delle calamità naturali, i fondi per fare fronte a problemi di questo genere sono solitamente presi altrove dai paesi, usando quelli europei solo per l’investimento diretto e immediato.

La necessità di svecchiare il settore agricolo

Tra gli obiettivi futuri della Politica Agricola Comune troviamo certamente la necessità di abbassare l’età media di tutte le parti in causa che operano nel settore, lasciando spazio a quei giovani che attualmente fanno fatica non solo ad emergere, ma anche ad entrare. Basti pensare che la percentuale di fondi a loro destinata varia dall’1,1 al 6,3%, un range ancora molto basso per garantire formazione, apparecchiature adeguate e denaro per investire in idee, sviluppo e tecnologia. Ancora peggiori sono i dati legati all’occupazione femminile in questo settore, con il problema sollevato veramente solo in 8 stati membri su 27, che hanno ritenuto opportuno almeno dare vita a un dibattito, senza però ancora trovare delle soluzioni efficaci al momento.

Chi ha maggiore voce in capitolo quando si parla di PAC?

Chi ha maggiore voce in capitolo quando si parla di PAC?

Nonostante il discorso sia incentrato sulla Politica Agricola Comune, legata quindi a normative condivide e promosse direttamente dall’Unione Europea come organo centrale, in realtà dall’analisi di Eurocamera è emerso che sono gli Stati membri ad avere la maggiore voce in capitolo e a incidere più decisamente. Infatti, nonostante ci siano delle regole univoche uguali per tutte, queste sono spesso attuate in modo parziale e modulate di luogo in luogo, anche basandosi sulla propria tradizione e sulla situazione attuale. Pertanto, tutte le criticità legate ai giovani, alle donne e alle categorie più deboli esulano da una politica di welfare globale, a favore di ottiche parziali e potere decisionale in mano alle singole realtà. Il vero upgrade prevede quindi un allineamento delle singole legislazioni, rese maggiormente sensibili alle questioni sociali e attente a promuovere uno sviluppo equo e sostenibile.

Cosa si auspica per il futuro della Politica Agricola Comune?

Oltre a una maggiore partecipazione di donne e giovani all’interno delle realtà agricole dei singoli stati membri, quello che si spera per il futuro è un aumento dei fondi investiti nella competitività agricola anche globalmente.

Si tratta in sostanza della strada che ha iniziato a tracciare l’Italia ormai da tempo e che dovrebbe fungere da esempio per altre realtà. Tutto questo è reso possibile solo tramite il potenziamento della conoscenza e della cooperazione, in quanto senza nozioni nuove e diffuse è impossibile progredire, per i singoli paesi e per tutta l’Unione Europea che punta all’eccellenza agricola. A titolo esemplificativo ma non esaustivo, sarebbe interessante investire i fondi in consulenze da parte di personale specializzato, ma anche nella ricerca di tecnologie sempre più avanzate e capaci di aumentare la redditività e la produttività, ovviando a problemi del settore legati alla natura e all’uomo. L’ignoranza non è ammessa se si vuole guardare al futuro e in questo possono essere cruciali le nuove generazioni, nate nell’era della tecnologia e del progresso e quindi capaci di assorbire meglio tutte le migliorie possibili.

Istituire un premio produzione: può essere una valida soluzione?

Un’idea interessante per promuovere lo sviluppo generale e non fermarsi solo alla propria piccola realtà potrebbe essere quella di trasformare i fondi destinati al reddito degli agricoltori in veri e propri premi produzione, destinati alle aziende piccole, medie e grandi che si distinguono nel tempo per sviluppo, rendita, cooperazione e interesse nei confronti della formazione. Possono essere stabiliti dei parametri di virtuosità da rispettare, pure legati alla presenza di giovani, di donne e di categorie più deboli da inserire nel circuito per migliorarlo. Inoltre, è molto importante il criterio della sostenibilità, che dovrebbe essere sempre al primo posto quando si ricerca sviluppo tecnologico e crescita delle aziende agricole. Tutte queste componenti insieme rendono la Politica Agricola Comune una risorsa usata nel migliore dei modi, che non alimenta più singole realtà a discapito di altre, ma genera un upgrade omogeneo e benefico per tutti gli stati membri.

Staremo a vedere in futuro se questa analisi condotta da Eurocamera in modo accurato sarà realmente utile per portare un miglioramento, partendo sia dai punti di forza che sono stati comunque rilevati, sia e soprattutto da quelli di debolezza sui quali non è ancora troppo tardi per lavorare. Il rischio di un ristagno del settore è però piuttosto concreto, quindi se non ci si muove nella direzione della cooperazione e della formazione dei giovani e delle nuove leve difficilmente si potrà progredire in termini economici, portando a delle crisi cicliche anche gravi in diversi paesi dell’Unione. Le modalità di crescita esistono e sono state in parte attuale, serve però salire un gradino ulteriore e rendere la mentalità chiusa più aperta e globale, ragionando in modo ampio per il bene del settore e dell’intero pianeta, non solo della propria azienda e realtà limitata


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